Come realizzare un piano di Social Media Marketing

Scopriamo assieme come realizzare un piano di social media marketing per un’azienda, come schedulare i contenuti secondo un piano editoriale mensile.

Contenuti, contenuti e ancora contenuti. Video, testi e immagini, da pubblicare e da plasmare per attirare interesse e clienti al nostro business.

Ma come si fa, soprattutto per un’azienda, dove ci sono moltissimi contenuti e cose da dire, a stilare un piano d’azione social media?

Scopriamolo assieme passo dopo passo.

1. Scrivere un piano editoriale

Per realizzare un piano di Social Media Marketing non basta essere creativi, serve essere anche organizzati e se i programmi Adobe ci aiutano a produrre i contenuti, Excel ci aiuterà ad organizzarli.

Se non hai Excel, puoi usare Open Office che è l’alternativa gratuita, oppure, ancora meglio, in modo che i contenuti restino online (come faccio io nell’azienda dove lavoro), usa i fogli di Google Drive!

1.1. Organizzare il piano editoriale su base mensile

Io imposto un foglio di Google Drive in questo modo: tutto sviluppato in righe orizzontali.
Nella prima riga creo tante caselle quante i giorni del mese.
Nella seconda riga metto i giorni della settimana, in corrispondenza della casella sopra: il giorno del mese.
La terza riga la chiamo Facebook, nella quale metto il contenuto che pubblicherà su Facebook: l’immagine o il link che voglio pubblicare, oppure un appunto a dove si trova il video che voglio pubblicare nelle mie cartelle del computer, in quanto in Google

Drive non si possono mettere video in fogli.
La quarta riga serve per contenere il testo in inglese che userò su Facebook. La quinta riga invece il testo in italiano.
La sesta riga contiene il contenuto per Instagram come per quella di Facebook e sotto ci sarà la riga con i relativi testi per Instagram e hashtag.
Così possiamo continuare anche per gli altri social media che utilizziamo.

Questo piano editoriale ci permettere di dare ordine a tutto quello che faremo. Ancor prima di decidere di cosa vogliamo parlare e che argomenti trattare, farsi uno schema del genere aiuta a lavorare bene, in modo tale che le idee che abbiamo siano già incasellate, perché nei social media, come nella stampa, calendarizzare e schedulare è molto importante.

1.2. CAPIRE QUALI SONO LE USP

La Unique Selling Proposition è la caratteristica vincente del tuo prodotto, la ragion d’essere dello stesso. In un piano di Social Media Marketing devi capire quali sono i benefici di ogni tuo prodotto.

Non possiamo pubblicare cose a caso e promuovere ciò che abbiamo a random.
Abbiamo sicuramente più di un argomento, e anche più di un prodotto. Scegliamone però uno alla volta.
Uno al mese? Dipende, anche no. Venti al mese? Anche no.
Cerchiamo di essere selettivi e focalizziamoci su un benefit che portiamo avanti nel tempo, la ridondanza potrà anche stufare noi che pubblichiamo, ma aiuta chi ci segue a comprendere i concetti.
Già sappiamo che i social media non mostreranno a tutte le persone tutto ciò che pubblichiamo, cerchiamo allora di ribattere eventualmente alcuni concetti.

In che modo? Dicendo sempre le stesse cose? Certo che no, ma decisa una USP vanno creati contenuti attorno a essa.
Se abbiamo scelto di comunicare che il nostro prodotto è il prodotto è quello più indicato per un determinato scopo, dobbiamo creare contenuti volti a far intendere quel determinato concetto. Questo vale anche in pubblicità, dove, in una campagna, si utilizzano più soggetti pubblicitari (spesso se ne usano tre).

 

1.3. Periodicità

Se produco scarpe sportive, ci saranno periodi dove vendo più scarpe da running, mentre altri dove vendo più scarpe da palestra indoor, quindi su base annua bisogna aver ben prensente questo, il che ci aiuta a incasellare meglio gli argomenti nel piano editoriale.

Caso personale: nel piano editoriale di Social Media Marketing che propongo nell’azienda per la quale lavoro faccio più o meno cosi: batto e ribatto le foto dei prodotti che escono in quel periodo nel quale siamo, alternando le immagini di campagna con gli occhiali indossati.

Nei periodi estivi prediligo gli occhiali sole, ma non li discedgno nemmeno di inverno per i regali di Natale, e, siccome si tratta di un prodotto di lusso, c’è molta gente che li può indossare per immagine.

2. Fare un piano di Social Media Marketing per un evento

Occuparsi di un piano di Social Media Marketing per un evento è divertentissimo, poiché si lavora tantissimo prima, tanto durante, e bisogna essere sempre sul pezzo anche finito l’evento.
Il Social Media Marketing per un evento regala tante soddisfazioni.
La fase più divertente infatti è quella prima dell’evento, dove si può sviluppare un piano editoriale fatto di teaser in modo da svelare un piccolo pezzetto dell’evento ogni settimana: è davvero un lavoro interessante!

Naturalmente dipende da quanto grande sia l’evento: ci sono eventi per esempio per i quali si parte un anno prima a fare social media marketing. Per un evento musicale di un weekend che si svolge a settembre, ho visto cominciare la comunicazione per l’anno dopo già da ottobre, in modo da creare un save the date.

Nella mia esperienza, per un evento che si tiene a maggio, inizio a gennaio.
Partiamo dal presupposto che questo evento abbia una pagina di Facebook. A gennaio comincio svelandone la data. Non si tratta di un concerto di un artista internazionale, ma di un evento che comunque accoglie circa 2000-3000 persone a serata.

2.1. A quattro mesi

Per gennaio ho già deciso il tema del festival, che cambia ogni anno.
A gennaio però nonl o svelo ancora, cambio solamente l’immagine e l’header del festival, nel quale includo la data precisa nel quale si svolge, in modo da creare di per sé già un bel save the date.

2.2. A tre mesi

Il tema del festival lo comunico circa a tre mesi dall’evento stesso.
La gente ha molto altro da fare prima che arrivi il mio evento, ma nel frattempo ho gettato le basi e fatto un po’ un teaser di quello che la gente troverà.

Cosa lancio io personalmente?
Lancio il video promo dell’evento, per il quale ogni anno compongo e suono una canzone secondo il tema dell’anno, lancio immagini e grafiche ad hoc che rivelano tutto quello che si può dire sul tema.

2.3. A un mese e mezzo

A un mese e mezzo dall’evento si rivela un po’ tutto, non servono più i segreti.
Rivelo i musicisti, i dj, rivelo cosa verrà fatto e tutto quello che riguarda la cucina e gli intrattenimenti.
Perché posso farlo ora e non è necessario farlo prima?
Perché io faccio ingressi gratuiti, se avessi artisti per i quali voglio fare serata con ingressi a pagamanto sarebbe diverso, e gestirei la serata con ingresso a pagamento a sé, promuovendola ben prima del festival.

 

3. Case History: Influencer Marketing

Volevo a tutti i costi sperimentare l’influencer marketing.

Attenzione però: non posso mettermi a fare influencer marketing e pensare che gli influencer facciano le foto con il tuo prodotto e solo per questo lo venderai. Serve una struttura ben coordinata sotto che supporti la campagna.

3.1. Selezione degli influencer

In azienda ricevevamo tantissime richieste di influencer o presunti tali che ci inviavano richieste per pubblicizzare i nostri prodotti: ma sono influencer realmente allineati con la nostra immagine?

Un influencer è un po’ una versione moderna del testimonial che si utilizza nelle campagne pubblicitarie: deve essere quindi coerente con quello che si fa.

Mi sono così accordato, tralasciando queste candidature, con un’agenzia che gestisce uan rete molto ampia di influencer e ho specificato il prodotto che facevamo, il target e il budget da spendere.
Mi hanno proposto una campagna iniziale con due influencer donna con oltre 100K di contatti su Instagram.

3.2. Il prodotto

Bene, ho deciso quindi che potevano fare per noi e ho proposto loro degli occhiali da scegliere. Ho proposto loro gli occhiali inviando dei render che l’ufficio prodotto aveva fatto. Erano dei render molto buoni.

Quando mi hanno risposto mi sono accorto che avevano scelto, seppur con variante colore diversa, lo stesso occhiale!
Un bene o un male? Beh, avrei potuto impormi e dire loro che uan di loro avrebbe dovuto cambiare, ma ho pensato più all’opportunità che al problema, anche perché avevano davvero scelto il modello più interessante della collezione in uscita.

3.3. Coordinamento della campagna

Da qui è partita l’operazione di coordinamento.
Come dicevo, pensare che la gente veda il tuo prodotto e si arrangi a comprarlo è pura utopia: serve sapere che nel marketing, puoi fare quanta Promotion vuoi, ma se non hai messo il prodotto nel Place, perdi solo tempo e risorse!

Solo un piccolo problema: gli occhiali che avevano scelto erano ancora in produzione, il reparto officina li stava ancora terminando e la verniciatura colorando!

Calma e sangue freddo. Mi sono accordato che gli occhiali arrivassero prima in mano a me, che la produzione e la distribuzione fosse partita, e poi potessero arrivare alle infuencer.

Perché?

Prima io dovevo fotografare gli occhiali con fondo bianco (classica foto prodotto), dovevano essere messi sul sito, e poi dovevano essere fotografati in modo più artistico per essere messi sui social.

Vi immaginate se la gente li vede addosso alle influencer e poi non li trova nel nostro sito e nemmeno nei nostri social?
Dopo una settimana la gente si è dimenticata di quel prodotto e io mi sono bruciato la campagna influencer!

Calma e sangue freddo: ho scritto al collega del commerciale che si occupa deio campionari. Mi ha avvisato quando gli occhialipotrebbero essere pronti e nelle mani degli agenti che di distribuiscono ai negozi di ottica , così ho potuto decidere la spedizione alle influencer.

 

3.4. Svolgimento della campagna di influencer marketing

La campagna, se vogliamo pensare ad un funnel, si è articolata con la gente che ha visto le influencer indossare quei bellissimi occhiali, cercarli nei nostri canali social e nel nostro sito web, informarsi e recarsi eventualmente all’ottico per vederli e toccarli con mano.

Era importante che la filiera distributiva possedesse l’occhiale che le influencer avessero scelto, perché solo così era possibile creare contenuti attorno al prodotto che volevamo comunicare e soprattutto vendere tramile la distribuzione nei migliori ottici.

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